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Discoteche, negli anni ‘80 il Cagliaritano tempio del divertimento

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Le discoteche nel Cagliaritano, quando negli anni ’80 e sino ai primi del ’00 l’hinterland del capoluogo era il tempio del divertimento. Qualcuno non le ha mai conosciute, magari, ma di certo in tanti ancora le rimpiangono e le ricordano con grande calore. E allora con la mente si ritorna indietro nel tempo, ai tempi in cui Assemini diventava il luogo sacro del ballo e delle serate mondane. Dal K2 all’Eurogarden, passando per il Kilton di Tonino Scano sino al Grillo. E se si fruga ancora un po’ nel cassetto dei ricordi, ecco che la nostalgia ci divora quando si pensa al Monamì e al Woodstock. A chiudere il giro, anche l’ancora vivo Biggest di Samassi che ha portato in Sardegna una giovanissima Madonna. 

Discoteche, la crisi del ’00

A pensarci, scende la lacrimuccia dagli occhi degli allora amanti di sfere, laser e specchi. Con l’avvento del nuovo millennio e la nascita di nuovi modelli di divertimento più economici, le discoteche vanno incontro al crollo e allo svuotamento. E alcuni di questi luoghi di culto diventano così luoghi per fare spesa. Il K2 e l’Eurogarden ne sono un esempio. Ora, l’unico suono che si sente nel 2019 è solo quello che viene dal microfono della cassa. 

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Le discoteche, il Cagliaritano negli anni ’80 ballava fino al mattino. Foto del repertorio personale di Roberto Magnabosco.

Discoteche, quel sano divertimento ormai perduto

Ce n’erano davvero ovunque e per tutti i gusti. Bastava solamente avere la pazienza di fare la fila. Un paio di mila lire e fino al mattino successivo si ballava così tutta la notte. Migliaia di persone infatti si riversavano nei Golia del divertimento, simbolo degli anni ’80. E dalle 23 ci si scatenava per 90 minuti con gli Alphaville, Falco e gli Human League.  « C’era chi aspettava il weekend già dal lunedì» ricorda Sandro Murru, dj icona del periodo e ancora producer in costante evoluzione. «Le discoteche erano simbolo di eleganza, gli uomini vestivano rigorosamente in abito. E la notte ci si divertiva in modo sano».

7 giorni prima di rivedersi. In disco l’amore senza i social

Nelle discoteche si ballava, ovviamente, si rideva e si socializzava. Tante volte, poi, ci si innamorava. E senza social e simili, bisognava aspettare sette giorni prima di rivedere la tipa carina e magari avere il suo numero telefonico, rigorosamente di casa. Carta e penna alla mano, dunque, e a volte il rossetto diventava più utile della matita. «Succedeva ballando i lenti – rammenta il Kortezman, in collegamento telefonico con It Cagliari – spesso le coppie nascevano sulle note di Arthur’s theme di Christopher Cross o di True degli Spandau Ballet. Oppure Toffee di Vasco Rossi».

Anni ’70-‘80, ospiti prestigiosi nelle discoteche sarde

Da Minnie Minoprio a Raffaella Carrà, le discoteche e le piazze sarde aprivano le porte alle showgirl più ghiotte del periodo. E tra le  bellezze dello spettacolo, ci sono infatti anche Moana Pozzi e Madonna, insieme a Ilona Staller e Pamela Prati, per citarne alcune. «Era un periodo in cui si poteva spendere e portare nell’Isola ospiti prestigiosi» ricorda il pirrese Roberto Magnabosco, 60 anni, con un passato e presente da ballerino, al fianco della bionda Raffa Italiana. «Mi sono innamorato del  ballo classico all’età di cinque anni. Poi, durante la mia formazione all’Accademia del Teatro della Scala, ho iniziato a lavorare con la Carrà, giovanissimo. Ed è  grazie alla carissima Benedetta Bucceri che ho iniziato a vivere, per il mio lavoro di artista, il mondo delle discoteche sarde».

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Raffaella Carrà e Roberto Magnabosco insieme. Foto del repertorio personale di Roberto Magnabosco

La nostalgia di un mondo ormai scomparso

Magnabosco ricorda con grande malinconia quelle serate danzanti, sempre eleganti e di stile. Con il suo gruppo Roby M e il Balletto di Cera infatti ha vissuto una realtà di gusto e spettacolo ormai irripetibile. «Ho conosciuto al livello umano tantissime persone. Moana Pozzi, ad esempio, la ricordo come una persona intelligentissima. Oggi è tutto diverso e mi mette davvero tristezza infatti vedere questi luoghi ormai trasformati in altre realtà». Non ha dubbi nemmeno Sandro Murru, 5 dischi d’oro e 2 platino come autore e produttore: « Oggi va il festival, tutto è industrializzato. È una questione di moda, si balla a tutte le ore. La musica ce l’hai sempre a disposizione e si è perso il senso di valori che non esistono più».

Gianmarco Cossu

Autore: Gianmarco Cossu

Cagliaritano verace e insegnante. Per passione. Perché se non ce l’hai, questo lavoro non lo fai. Amante della lingua araba, dell’Islam, della saggistica politica e dei film d’epoca. Giornalista? No, solamente “uno che va raccontando i fatti degli altri”.
Discoteche, negli anni ‘80 il Cagliaritano tempio del divertimento ultima modifica: 2019-11-18T19:11:21+01:00 da Gianmarco Cossu

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