TRADIZIONI

L’Epifania in Sardegna: storia, dolci e tradizioni

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Anche quest’anno arriva la Befana in Sardegna. Domenica 6 gennaio infatti si festeggia l’Epifania, che cala il sipario sulla quindici giorni natalizia. I bambini di tutta l’Isola aspettano la vecchietta a cavallo della scopa e si preparano ad appendere la consueta calza la notte del 5, pronta per essere riempita di dolci, giochi e di qualche soldino. Una giornata, dunque, all’insegna del regalo, quasi un secondo Natale, e pertanto gradita dai bimbi sardi, così come da quelli italiani.

La Befana, una festa non sarda

Eppure, la Befana non è da considerarsi una festa propriamente indigena. In particolare, è Francesco Alziator, nel suo capolavoro La Città del Sole (1984), come questa tradizione abbia a poco a poco, nel corso degli anni, soppiantato le locali usanze, sia nella Penisola che in tutto il Cagliaritano.

Prima della Befana. La solennità de is tres urreis

Prima dell’introduzione della moderna festività della Befana, in Sardegna esisteva la solennità de is tres urreis, ovvero “dei tre re”. Un chiaro riferimento ai Re Magi che portarono a Gesù come dono la mirra, l’incenso e l’oro e un collegamento con la denominazione catalana di els tres Reis. Sempre secondo l’Alziator, anche la nota Carta de Logu fa riferimento a una giornata festiva, la cosiddetta Pascha nunçi, associata a varie pasche isolane.

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L’Epifania in Sardegna. Alcuni dolci della tradizione

Come riportato da Claudia Zedda, nell’articolo “Epifania in Sardegna”, diversi luoghi dell’ Isola celebravano la festa del 6 gennaio preparando un impasto dolce nel quale si mescolavano un cece, una fava ed un fagiolo. Chi la notte del 5 avesse trovato uno dei legumi nella propria fetta, sarebbe stato fortunato per tutto l’anno. In Spagna esiste come corrispettivo il Roscon de Reyes, un pane dolce all’interno del quale si nascondono alcuni regalini e una fava. A chi la trova, l’onere di pagare il dolce. A Benetutti si preparava la notte di Capodanno su kàpidu ‘e s’ànnu, o sas Fikkas. Una coroncina di pane bianco che veniva spezzata, il 6 gennaio, sul capo del bimbo più piccolo di casa, nel segno della ciclicità. Un’altra sorta di focaccia, forata al centro e anch’essa simbolo propiziatorio, era la pertusìta o pertupítta, nell’area di Nule e nel Goceano. Ad Alghero invece era viva la tradizione epifanica delle arance, con le quali i bimbi facevano la questua per le case e raccoglievano all’interno della scorza qualche moneta.

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La figura della Befana. Un segno di buon auspicio per tutto l’anno

La notte tra il 5 e il 6 gennaio la Befana, corruzione lessicale della parola Epifania, arriva nelle case a cavallo di una scopa portando dolci e doni ai bambini. Secondo la tradizione, questa era simbolo dell’anno appena passato, oramai vecchio, e i ricchi doni portati simbolo di buon auspicio per l’anno che sarebbe iniziato. Nella tradizione cristiana, secondo la leggenda, in una notte d’inverno i re magi Baldassare, Gasparre e Melchiorre, in viaggio verso Betlemme, chiesero informazioni ad una vecchietta che indicò loro il cammino. I tre invitarono la donna a unirsi a loro, ma questa rifiutò. In seguito, la vecchia se ne pentì e preparò un sacco pieno di dolci, cercandoli inutilmente. Bussando a ogni porta e regalando a ogni bambino che incontrava dei dolcetti, sperava allora che uno di loro fosse il bambino Gesù.

Gianmarco Cossu

Autore: Gianmarco Cossu

Cagliaritano verace e insegnante. Per passione. Perché se non ce l’hai, questo lavoro non lo fai. Amante della lingua araba, dell’Islam, della saggistica politica e dei film d’epoca. Giornalista? No, solamente “uno che va raccontando i fatti degli altri”.

L’Epifania in Sardegna: storia, dolci e tradizioni ultima modifica: 2019-01-04T12:08:53+00:00 da Gianmarco Cossu

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