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La Via de sa Morte: il Miglio Verde nella Cagliari medievale

Ostia Antica, Foro Delle Corporazioni Con Pavimento A Mosaico

La Via de sa Morte di Cagliari racconta il lato oscuro del periodo Medievale tra patibolo, morte, sofferenza e boia. Un luogo sconosciuto dagli stessi cagliaritani.
Un periodo in cui le condanne a morte erano all’ordine del giorno. Macabri spettacoli che svelavano il lato sadico dei cittadini dell’epoca.
Nelle prigioni statunitensi l’ultimo tratto di strada dei condannati a morte è chiamato il ‘Miglio Verde’. Curiosamente anche Cagliari possiede il suo ‘Miglio Verde’. Qui vi racconteremo della Via de sa Morte di Cagliari.

Via Manno, Cagliari

La Via de sa Morte di Cagliari

La Via delle Forche, chiamata anche Via de sa Morte (Via della Morte) accompagnava i condannati al luogo del loro martirio. Una strada particolare, secondo molti, costruita con ciottoli di fiume per essere percorsa solo a piedi.
Adesso la Via de sa Morte è visibile solo per una decina di metri, per poi scomparire nel sottosuolo della Cagliari moderna. Fortunatamente, nel corso degli anni, è stata riscoperta sotto il Bastione di San Remy tra reperti archeologici di varie epoche (punica, romana, pisana e aragonese).
La strada è citata da Sigismondo Asquer in una delle più antiche piante della città (metà del ‘500), ma potrebbe essere più vecchia di quello che pensiamo. Di sicuro sappiamo che la prima certificazione della sua esistenza è datata 1564.

Sa Costa il luogo del patibolo

Nel Medioevo le condanne a morte erano frequenti e fissate da un calendario prestabilito dalle autorità locali. I condannati passavano dalle loro anguste celle a Sa Costa, luogo della loro esecuzione.
Il patibolo si trovava nella Via Mannu, poco distante le mura di Castello. Il luogo della morte univa i tre dei quattro quartieri storici di Cagliari: Castello, la Marina (o la Pola) e Stampace alto.
In catene, scortati da guardie armate, sotto gli occhi del popolo, percorrevano la dimenticata Via de sa Morte. Giunti a Sa Costa morivano con fierezza per evitare di gettare discredito ai parenti in vita. Secondo le cronache gli spettacoli risultavano macabri e terrificanti.

Cappio

L’orrore del patibolo come ammonimento

Le pubbliche esecuzioni erano degli spettacoli d’intrattenimento e ammonizioni per i cittadini più turbolenti. Cappio o ascia poco importa se il pubblico pretendeva il ricordino, il boia non si faceva scrupolo di smembrare il corpo e lanciare le membra ai presenti festosi.
Le fonti storiche dell’epoca, riportano racconti agghiaccianti di molti condannati al patibolo che morivano tra urla e agonia con parti del corpo mancanti. Nessuno otteneva la grazia.
E i pochi la ottenevano nella stanza dei tormenti. Una cella situata nei pressi dei sotterranei della Torre di San Pancrazio.

L’ombra del boia

Un mestiere pericoloso e segreto. Un mestiere privo di emozioni e dallo stomaco forte. Questo il boia: nessuno doveva conoscere la sua identità. Infatti, durante le esecuzioni indossava un cappuccio nero a coprirgli il viso.
Se la sua identità fosse stata scoperta, in molti avrebbero tentato di ucciderlo per salvare un amico o parente o solo per vendetta. Si narra che, tra il ‘500 e il ‘600, risiedesse nel quartiere della Marina un’intera famiglia di boia. Altri invece abitavano nelle caverne, nei pressi dell’Ospedale di Sant’Antonio in Via Mannu.

Cagliari Panorama Del Quartiere Di Castello

Curiosità

L’ultimo boia di Cagliari è stato Giuseppe Perbollo, deceduto nel 1888 all’età di 77 anni,  dopo una lunga carriera. Molti affermano che l’ultimo boia cagliaritano sia stato ucciso dalle anime delle sue vittime.

La Via de sa Morte: il Miglio Verde nella Cagliari medievale ultima modifica: 2018-11-15T10:54:24+00:00 da Andrea Sanna

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