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L’Elefante di Castello, il simbolo della Torre amato dai turisti

Elefante Torre Castello

Da secoli e secoli quell’Elefante è sempre lì, a osservare Cagliari dall’alto della Torre di Castello. Dal suo basamento ha visto di tutto e di più e se potesse parlare chissà quante storie racconterebbe. Con la sua proboscide rivolta verso l’azzurro della città, sotto il suo sguardo è passata così la storia del capoluogo in costante cambiamento. I personaggi, le feste, gioie e dolori; persino il lockdown e il silenzio della paura di un virus decisamente più piccolo di lui: all’animale non è sfuggito niente. E i turisti allora, armati di telefono, non possono che rendergli omaggio, immortalandolo in innumerevoli foto, e immaginando in qualche modo il significato della sua presenza. Vero è che gli elefanti hanno grande pazienza. Ma la gente spera sempre che lui un giorno non si stanchi di stare lassù, guardando tutti, castellani e non, dall’alto verso il basso. 

L’Elefante sulla Torre, breve storia del difensore della città

Il turista in città, e anche qualche cagliaritano, chiede allora chi abbia scolpito quell’Elefante, simbolo di un intero quartiere. Francesco Alziator, ad esempio, nella sua opera omaggio alla scultura e alla città, cita incerto Guantino Cavallino di Stampace, attivo intorno alla fine del XII secolo. Storici e guide turistiche però, nelle loro escursioni per il quartiere, nominano con sicurezza l’architetto padre della torre, di origini pisane. Il sardo Giovanni Capula infatti vive ancora eternamente nella lapide in latino a fianco al gigantesco portone d’ingresso, che secoli fa tagliava fuori dal quartiere il resto del mondo.

La Torre e l’Elefante, i due simboli della città

La torre viene costruita dai Pisani nel 1307, su ordine dei consoli Giovanni De Vecchi e Giovanni Cinquini. E più o meno da allora l’Elefante resiste fiero, simbolo di un’intera città, che di lui ne è orgogliosa. E del piccolo pachiderma marmoreo la gente racconta storie, il più delle volte adatte solamente per una chiacchiera da bar. Di vero e sicuro, tuttavia, c’è che la torre è servita, in epoca spagnola, come carcere e alle sue porte venivano appese le teste mozzate dei condannati a morte.

Estate 2020, la torre ancora chiusa

In questa stagione estiva, decisamente fuori dal normale, la torre è chiusa al pubblico, “impacchettata” in ponteggi che sembrano infiniti. I lunghi lavori di restauro impediscono però ai turisti, pochi per motivi già noti, di godere dello stupendo panorama, lassù in cima. Ma l’Elefante è sempre lì, nella sua grazie che tutti conoscono, ricco di fascino e sempre vigile sulla città.

L’Elefante di Castello, il simbolo della Torre amato dai turisti ultima modifica: 2020-07-08T12:22:32+02:00 da Gianmarco Cossu
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