Appena tre giorni fa tutta Italia era alle finestre per cantare in coro “Bella Ciao”. Il 28 aprile in Sardegna si torna sui balconi, questa volta per sventolare la bandiera dei quattro mori e intonare Procurad’e moderare. E’ Sa die de sa Sardigna 2020, la giornata del popolo sardo.
Il coronavirus non ferma Sa die de sa Sardigna 2020
Istituita con Legge Regionale nel 1993, per i sardi è come una festa nazionale. La data da celebrare è il 28 aprile 1794, giorno della cacciata, seppur temporanea, dei funzionari piemontesi dall’isola. Tante ogni anno le manifestazioni programmate da istituzioni e associazioni in occasione di questa ricorrenza. Anche in questo 2020, nel rispetto delle nome di sicurezza per il Covid-19. In prima linea, l’associazione Fondazione Sardinia che durante la giornata posizionerà bandiere sarde nei punti strategici di Cagliari. Non solo, questa invita tutti i sardi a esporla sui balconi o virtualmente sui profili social, assieme a un pensiero personale nella limba del proprio paese.
Alcune iniziative per le celebrazioni del 2020
Tanti sono i sardi immigrati che desiderano sentirsi vicino alla loro terra in queste occasioni. Il circolo “Antonio Segni” di La Plata in Argentina e quello “Su Nuraghe” di Biella si affidano per l’occasione alla poesia. I versi in sardo contemporaneo, scritti da 6 poeti, sono disponibili anche sul sito della Regione Sardinia Everywhere e verranno letti alle 21 durante il laboratorio linguistico online “Eya, emmo, sì: là dove il sì suona, s’emmo e s’eya cantant . Gli appassionati di pittura, scultura, fotografie e performance possono invece festeggiare in maniera insolita. Sono 65 gli artisti sardi coinvolti dall’associazione culturale “Il Filo Rosso” per esporre le opere attraverso la pagina facebook dell’evento. Quarantotto ore di installazioni nei giardini, balconi o abitazioni in cui gli artisti stanno trascorrendo la quarantena.
Sa die de sa Sardigna in musica, l’inno “Su patriotu sardu a sos feudatarios”
Protagonista anche la musica: non tutti sanno che la famosa canzone Procurade ‘e moderare è nata proprio in occasione dei moti rivoluzionari, chiamati anche vespri sardi, del 1794. Dichiarato dal 2018 inno ufficiale della Sardegna, questo testo di 47 strofe in logudorese venne stampato clandestinamente in Corsica e poi diffuso in Sardegna. Scritto dal magistrato ozierese Francesco Ignazio Mannu con il titolo Su patriotu sardu a sos feudatarios, il brano descrive la forte volontà del popolo sardo a ribellarsi alla durezza dei Piemontesi. Il brano è diventato di nuovo attuale durante questa emergenza del covid-19. Leggermente riadattato, invita i sardi a restare uniti per combattere il virus, il nuovo tiranno. Il video è visibile sulla pagina youtube dell’associazione Sòtziu Tenores Sardigna.
Le motivazioni storiche della ricorrenza sarda
Per comprendere i festeggiamenti del 28 aprile è necessario tornare indietro nel tempo. Dopo secoli di dominazione spagnola, la Sardegna finì in mano agli austriaci e poi ai Duchi di Savoia che dal 1720 diventarono re di Sardegna. I piemontesi controllavano l’isola più duramente della precedente classe politica spagnola, facendo crescere per tutto il Settecento l’insoddisfazione dei sardi. La storia d’Europa cambiò con la Rivoluzione Francese, ma quando nel 1793 una flotta rivoluzionaria si presentò nel Golfo di Cagliari e a La Maddalena, i sardi respinsero l’invasore francese.
Il 28 aprile 1794, Sa Die De S’Acciappa
Il dominio dei piemontesi sull’isola era salvo, ma i sardi chiesero in cambio al re Vittorio Amedeo III una maggiore autonomia e la possibilità di ricoprire cariche pubbliche. Il rifiuto del sovrano portò a una vera e propria rivolta patriottica a cui partecipò tutto il popolo. Quel giorno è passato alla storia anche come Sa die de S’Acciappa, “Il giorno della cattura”. Dopo l’assassinio di due funzionari piemontesi a Cagliari, si scatenò una vera e propria caccia al “continentale”. I 514 funzionari, compreso il viceré Vincenzo Balbiano, furono costretti ad imbarcarsi e a lasciare l’isola.